Per molti tre è il numero perfetto per eccellenza, benchè non abbia a che fare con i numeri perfetti matematici. Per i pitagorici, nella teoria dei numeri, raffigura la superficie, dove la prima superficie è a forma di triangolo. Per i cinesi è perfetto in quanto numero della totalità cosmica: cielo, terra, uomo. Anche questa storia ha come minimo comune denominatore il numero tre: 3 vignaioli, 3 amici, 3 aziende. Questa storia, in qualche modo, ha una stretta connessione con il concetto di perfezione cinese: si tratta di uomini, che lavorano la terra, dipendenti dalle incombenze del cielo. Saltano all’occhio i tre caratteri distinti, l’amicizia che li unisce, seppur non dall’infanzia, e la simpatia del loro rapporto. Il gioco di battute, risate e verità rende piacevolmente fluida e vivace l’intervista, che scorre tra qualche bicchiere di vino, in una tipica giornata uggiosa d’Ottobre.

Solo Roero è un’associazione che nasce un po’ per gioco, un po’ per necessità, frutto del lavoro di tre belle cantine di vino, che vogliono dar voce, valore e rispetto alla loro terra natale: Il Roero.

Il loro simbolo è il tandem: le tre ruote del carro, simbolo del Roero, adattate ad un mezzo di locomozione più moderno quale la bicicletta, rivisitata a tri-tandem. Insomma, bisogna pedalare insieme, altrimenti non si va avanti. 

 

Lodovica Bo

 

Chi sono i Solo Roero?

ENRICO- CASCINA FORNACE

(Detto il Presidente, anche se me ne vorrà per averlo scritto)

 

Ettari: 3,5 ettari 

Etichette prodotte: 6 (non tutte sul mercato)

Etichetta rappresentativa: Desaja

 

Io sono uno di poche parole, anche se è difficile raccontarti cosa mi ha portato qui brevemente. Ho fatto l’impiegato dal 1995-2009 e non avevo mai pensato ad una seconda vita dal punto di vista professionale. Nel 2008 c’è stata una grande crisi economica e ho pensato di fare qualcosa che rispondesse alle mie inclinazioni e passioni. L’agricoltura non lo era direttamente, anche se i temi dell’ecologia, della natura, dell’ambiente, lo erano. Avevo la fortuna di avere 2 ettari di famiglia, nonostante non fossi figlio di agricoltore. Mio padre ha rappresentato la generazione che nella condizione operaia aveva trovato più facilità a vivere rispetto ai propri genitori, che avevano faticato molto in campagna. Nel 2009 mi sono licenziato, iniziando a coltivare un po’ di ortaggi per la vendita diretta con l’idea di abbinare una fattoria didattica. All’inizio non vivevo solo di questo, ma mi barcamenavo con diverse attività che mi hanno permesso di conoscere Alberto e Luca. Dal 2011 ho iniziato a vinificare, dopo aver frequentato corsi di agricoltura biologica e biodinamica, e sono cresciuto fino ad arrivare qui, rendendo questo la mia attività principale. 

 

ALBERTO OGGERO

Ettari ( 5 ettari circa)

Etichette prodotte: 5 (4 tutti gli anni e una non tutti gli anni in base a produzione e qualità)

Etichetta rappresentativa: Sandro d’Pindeta”.

 

Ho frequentato la scuola enologica di Alba: la mia idea era di fare vino sin dall’inizio. Sono cresciuto con mio nonno che da piccolo mi portava in vigna e in bocciofila. Visto che con le bocce non hanno avuto successo- dice ridendo- ho deciso di fare vino. Ho vissuto i suoi ultimi anni di vinificazione nella sua cantina decidendo di dedicarmi a fare quello che faceva lui. Finita la scuola ho iniziato a vinificare in piccolo, con alcune vigne che ho avuto la fortuna di ritrovare; una parte dei vigneti è stata coltivata dai miei genitori, che, seppur lavorando in fabbrica, hanno continuato a coltivare vigneti. Dal 2005 al 2009, ho fatto alcune prove di vinificazione, messo a posto la cantina, lavorato in vigneti di altri, tornando a casa a lavorare solo il weekend. Poi da 2 anni a questa parte  è diventata la mia attività principale, arrivando ad oggi ad avere Stefano che lavora con me. Negli anni sono cresciuti sia i vigneti che le bottiglie. 

 

Luca- Valfaccenda

Ettari: 4 ettari

Etichette prodotte: 6

Etichetta rappresentativa: Luca- Valfaccenda bianco 

 

Anch’io ho frequentato la scuola enologica ad Alba. La mia famiglia storicamente faceva vino. Il nonno di mio papà aveva una casa vinicola in Valfaccenda, dove abbiamo l’azienda ora, ma chiusa negli anni ’60. Mio padre ha fatto tutt’altro, continuando il vino per passione. Ho scelto questa strada non per vocazione ma perché sembrava divertente; poi ho fatto viticoltura all’università. Sono stato in uno studio di consulenza e all’inizio mi sembrava molto affascinante l’opportunità di vendere il tuo sapere e la tua esperienza. Noi avevamo 0,7 ettari, e con Carolina, mia moglie, abbiamo deciso di riscattare una parte delle vigne, e nel 2010 abbiamo iniziato. Fino al 2013 abbiamo fatto vino in un’altra cantina, poi nel 2014 abbiamo fatto la nostra.  Nel frattempo mi ero appassionato a vini con meno prestazioni ma più vivi. Abbiamo iniziato con quello che c’era in vigna: Arneis e Roero. La realtà in cui lavoro ora è profondamente di territorio, ho sempre creduto che questi due vitigni siano due peculiarità difficilmente replicabili altrove. 

 

 

Come nasce l’idea del collettivo Solo Roero e qual è l’obiettivo?

Luca: Solo Roero nasce ufficialmente nel 2014 (dibattono sull’anno e quando si siano conosciuti veramente.) È stato bello il fatto di conoscersi senza essere amici d’infanzia, perché il rapporto personale è cresciuto senza sovrastrutture attorno. Per me è stato tutto abbastanza naturale, ci siamo conosciuti, abbiamo visto le rispettive vigne e ci siamo piaciuti.

L’associazione era l’ultima delle cose che ci veniva in mente. Abbiamo iniziato a parlare molto e a confrontarci. Poi è venuta l’idea dell’associazione per questioni materiali: la condivisione degli attrezzi per la vigna e la cantina, per la suddivisione delle spese. Poi assaggiavamo vini insieme, sia i nostri che quelli degli altri. 

Carolina: Poi negli ultimi 5 anni sono cambiante tanto le cose qui. Non c’era il consorzio del Roero, e la qualità dei vini era più standardizzata e bassa secondo me.

Luca: Questo è vero, perché ai tempi eravamo le uniche tre aziende a produrre la Denominazione d’origine Roero. Dopo un po’ che condividevamo cose e pensieri ci siamo riuniti e ci è venuto in mente di fare l’associazione Solo Roero (la ricerca del motto non è stata facile). È una cosa singolare alzarsi in piedi e dire “Veniamo dal Roero, dove si fanno vini molto buoni e siamo molto orgogliosi di farlo”. Solo Roero all’inizio serviva anche per differenziarsi dalle nostre vicine Langhe, valorizzando la nostra terra per quello che è: nel 2014 non era così scontato. Poi, nel 2015, è nato il consorzio; quindi il Roero è cresciuto di fama e prestigio. 

A raccontarlo sembra bello..

Alberto: per quanto riguarda gli obiettivi sono difficili da dire: non ci siamo trovati con degli obiettivi in partenza. Non neghiamo però che ci ha fatto bene in certi momenti poter parlare di Solo Roero e che la gente ne abbia scritto e parlato.

 

Che cos’è SOLO VINO e perché nasce?

Luca: SOLO VINO è un evento che abbiamo creato ad Aprile del 2017, con una grande esigenza di fare una festa e di trovare una ragazza per Alberto-dice ridendo. Scherzi a parte, l’abbiamo creato per fare qualcosa di più tangibile e istituzionale: è una giornata di festa dove vogliamo portare tanti produttori di vino seguendo un tema. Prima ci riuniamo tra produttori, poi c’è una giornata di degustazione e dopo si fa festa. L’idea è quella di ballare bevendo vino, cosa abbastanza inusuale oggi. Ogni azienda deve portare il vino più semplice che produce, da destinare alle danze. L’idea di fondo è anche quella di ridimensionare il concetto di vino togliendolo dal piedistallo e riportandolo alla semplicità contadina. Vogliamo essere ambasciatori del nostro territorio portando aziende da tutta Italia, perché crediamo molto nei nostri colleghi viticoltori, ed è importante per noi far vedere loro l’importanza di questo territorio affinchè possano trovare un collegamento tra quello che bevono e il territorio dove è stato prodotto. Il concetto di per sé è semplice: facciamo i contadini, pigiamo il vino e basta. Non siamo dei pionieri, facciamo il vino in zone dove si fa il vino da mille anni. L’unica cosa che cambia è che abbiamo guardato a queste colline in maniera diversa, vedendoci del bello dentro, essendo consci di questo, senza vergogna. 

 

Come definireste il Roero come terra e come vicini delle Langhe? Qual e la sua identità?

Alberto: Il fatto che sia vicino alle Langhe per certi aspetti è stata una fortuna ma anche un handicap. Se il barolo è blasonato e il Roero non lo è, questo è dettato da errori fatti in passato: il vitigno è lo stesso, ma su terreni geologicamente diversi. Magari, per ignoranza, si pensava che dallo stesso vitigno potesse nascere lo stesso vino. Il Roero è una terra da orto, frutta, perciò devi portare quelle caratteristiche nel vino. Negli ultimi 30 anni si sono spesso prodotti vini che tecnicamente non erano territoriali e come Solo Roero, invece, cerchiamo di fare vini territoriali pensando a questa terra come se fosse molto distante dalle Langhe. 

Luca: tutti noi, ad esempio, facciamo un vino rosso da uve nebbiolo semplice, che negli ultimi anni sono apprezzati proprio per questo ritorno alla semplicità. Per noi però non è nulla di nuovo.

Riusciamo a fare quello che ci piace e questo forse ci rende genuini rispetto a ciò che facciamo: per capire dove sei in un territorio e cosa vuoi fare come stile, ci vogliono anni. 

 

Come definite la vostra metodologia produttiva?

Artigianale, senza troppe etichette rispetto al naturale o al biologico, nonostante quasi tutti siamo certificati.  Oltre al gusto per noi è importante pensare a come vengono fatti i vini: è un percorso che abbiamo fatto insieme. Vogliamo rispettare la terra, alla pari della piacevolezza del vino; alla fine vogliamo solo produrre vino in maniera ben fatta, senza estremismi, ma con coscienza. 

 

 

Momenti difficili in cui avete trovato un porto sicuro nei Solo Roero?

Alberto: Il mutuo soccorso dei Solo Roero si applica a tutti i momenti difficili che ognuno di noi ha. Trenta giorni fa, ad esempio, quando ho avuto un brutto incidente sul lavoro, a ridosso della raccolta dell’arneis, sono arrivato a casa dall’ospedale e mi sono ritrovato tutto il team nella mia azienda a darmi una mano ed è stato un momento davvero commovente. Questo è il vero valore di Solo Roero, quello che fa venir voglia di vivere e continuare. 

 

C’è stato un grande ritorno alla terra dei giovani negli ultimi anni. Qual è il ruolo che ha oggi il vignaiolo e quale dovrebbe avere?

Enrico (Il Presidente): La figura del vignaiolo inteso come contadino praticamente non esiste più. Gran parte delle aziende di questo territorio ha perso il contatto con la vigna: Il titolare non conosce più la vigna. Oggi c’è una grande comunità straniera che risulta essere la salvezza del territorio, per poi riconsegnarlo a chi fa ricco il territorio. Questo mi dispiace perché, per me, il momento più bello è il contatto con la terra: mi fa sentire vivo. Penso sia un peccato che il vino sia quasi diventato un prodotto industriale che non passa più attraverso le mani di chi va all’estero a venderlo e a condurre la degustazione. Non voglio dare un giudizio morale, però mi fa riflettere. 

Luca: Andiamo in giro a parlare di un territorio e poi non lo conosciamo? Un territorio è fatto di storie, di gente, di momenti, dell’essere legato in maniera più o meno intima a quel territorio.

 

Se vi è piaciuta l’intervista potete trovare maggiori informazioni su: http://www.soloroero.it

O contattando l’associazione alla seguente e-mail: soloroero@gmail.com

Instagram: solo_roero / Facebook: @soloroero