Abbiamo incontrato la toscana Rubina Rovini – private-chef,  e docente di cucina. Leggete qui per conoscere la sua storia.

Ciao Rubina Rovini e grazie per aver accettato la nostra intervista

Sei originaria della Toscana , un territorio intriso di storia, arte e tradizione, anche dal punto di vista culinario: in che modo questo contesto straordinario ti ha condizionata?

In realtà le mie origini sono metà toscane e metà pugliesi, che vantano culture gastronomiche molto radicate e molto diverse fra loro. Ho imparato la grande tradizione toscana, l’utilizzo della carne, del pane come ingrediente principale di un piatto, i piatti poveri da mio padre, che nei pochi momenti liberi si divertiva a condividere con me il suo amore per la buona cucina.

La mia grande passione per pesce, verdure, ingredienti della terra, frutta e colori la devo a mia nonna, una grande donna che ha saputo trasmettermi l’arte della convivialità e dell’amore per il sud.

Chi ti ha trasmesso l’amore per la cucina? Una passione spontanea o hai avuto dei maestri a cui ispirarti?

Mia nonna è stato il mio mentore, anche se crescendo i miei più grandi maestri sono stati la passione e la curiosità. Ho sempre viaggiato molto, mi piace sperimentare, conoscere e assaggiare. Da ogni esperienza sono tornata con qualcosa di nuovo.

Quale scuola di cucina hai frequentato?

Ho iniziato da autodidatta, avendo una carriera finanziaria in corsa non potevo dedicarmi alla cucina a tempo pieno. 5 anni fa ho deciso di abbandonare il posto fisso per iscrivermi nuovamente a scuola. Ho ricominciato tutto da capo: ho prima frequentato un corso base per HACCP e qualifica di aiuto cuoco, ho fatto stage in un ristorante e subito dopo mi sono iscritta all’Accademia di Alca Cucina “Cordon Bleu”. Ho conseguito anche altre qualifiche specifiche: pasticceria mignon, praline, sous vide, celiachia etc, oltre ad aver maturato esperienze in ristoranti stellati come Villa Crespi, La Leggenda dei Frati ed Alice Ristorante.

Quando hai mosso i primi passi in quella che potremmo definire una “vera” cucina?

Sono entrata, per la prima volta, in una vera cucina, al mio primo stage, obbligatorio per prendere le prime qualifiche.

Ero terrorizzata, e devo ammettere che i primi giorni sono stati abbastanza traumatici. All’inizio avevo paura di cucinare con i ritmi della ristorazione, più volte mi sono seduta a fine servizio, ero sicura di aver fatto la scelta giusta, dovevo solo imparare a gestire la paura. E così è stato.

Hai lasciato una professione stabile e sicura – impiegata di banca – per inseguire un sogno: diventare chef professionista!  Sei felice di questa scelta e soprattutto la rifaresti?

Quando si fanno scelte così “rivoluzionarie” sono sempre molte le conseguenze. Sia dal punto di vista personale che professionale ho dovuto letteralmente ricominciare da capo, considerando anche il mancato appoggio delle persone che nella mia precedente vita da bancaria avevo accanto.

Nessuno, benché fosse chiara la passione per la cucina, credeva che sarei riuscita a farne una professione, e devo ammettere che spesso ho avuto paura. A volte ne ho ancora e sono certa capiterà anche in futuro.

Nonostante questo non cambierei una virgola del percorso finora fatto, compresi gli errori, senza i quali non sarei cresciuta.

Cosa pensi dell’ambiente gastronomico, ritieni sia un ambiente ancora piuttosto maschile e difficile per una donna? Come e’ possibile conciliare questo lavoro con famiglia e figli?

E’ ancora un ambiente molto maschile, ma a me piace molto. Sono molto portata alla disciplina e al rispetto delle gerarchie (vengo dalla danza classica professionale, disciplina durissima) per cui riesco molto bene ad integrarmi all’interno di una brigata, sia come leader che componente. Non subisco il fatto di essere donna anzi, lo vivo come un grande valore aggiunto per molti aspetti. Ho lavorato in brigate di circa venti uomini e non ho mai avuto alcun problema.

Spesso le donne vengono ritenute “non interessanti” in cucina perché meno resistenti e performanti fisicamente, più umorali e meno organizzate dal punto di vista familiare. Certo alcune caratteristiche ci vogliono e non dico sia facile, ma tutto si può conciliare.

Non ho famiglia ma ho il mio piccolo uomo, Vittorio e la sua tata, un angelo che mi sostiene e sostituisce quando sono via per lavoro. Quando sono a casa cerco di godermelo il più possibile, lui è un bambino tranquillo quindi non posso chiedere altro.

“Dedizione, Rispetto, Disciplina” – la cucina in tre parole secondo Rubina Rovini

Hai partecipato alla quinta edizione del format televisivo Masterchef Italia, alle prese con la severissima giuria tecnica costituita dal quartetto: Cracco, Barbieri, Cannavacciuolo e Bastianich. Che ricordo hai di questa esperienza, e’ stata formativa? La consiglieresti ad un/a giovane aspirante chef?

E’ stata uno tsunami, esperienza totalizzante. Sicuramente è una ottima scuola per imparare a gestire lo stress, il tempo, l’imprevisto, l’ignoto, il lavoro di squadra e la competizione.

La consiglierei ad un aspirante perché è molto forte, dona grande visibilità e cambia la vita.. Attenzione però: è un treno in corsa, bisogna saperci stare sopra.

L’esperienza di Masterchef ti ha indubbiamente consacrata nell’Olimpo dell’alta gastronomia, decretando anche l’inizio della tua carriera nelle piu’ prestigiose cucine stellate.
Ricordo che hai affiancato Antonino Cannavacciuolo a Villa Crespi. Come ci puoi descrivere questo momento della tua vita professionale e quali sono stati gli insegnamenti che hai acquisito durante questo periodo?

Di questo ti ringrazio. Sono talmente severa con me stessa che tendo molto più spesso a vedere quello che posso migliorare e non quello che conquisto passo dopo passo.

Villa Crespi è stata una delle esperienze più ricche dal punto di vista formativo. Non tanto per una questione di ricette, quanto per la gestione della cucina, le scorte, la linea, la pulizia nel lavoro, la meticolosità e la precisione, il perfetto coordinamento fra partite, tantissimo. Inoltre Chef Cannavacciuolo è una persona splendida, oltre che un grande Chef.

Se dovessi scegliere un paese straniero dove prestare servizio o dove avviare un tuo ristorante, quale luogo sceglieresti?

Sono molto attratta dalla cucina Brasiliana e Asiatica, ma non ci vivrei. Sceglierei probabilmente un paese in cui una di queste due culture è molto presente, per apprenderne i segreti.

Sono inoltre molto attratta dal Nord Europa, probabilmente sarebbe una zona dove aprirei un ristorante.

Attualmente sei molto impegnata: sei docente di cucina, e ti occupi di comunicazione food, sei personal chef. Hai mai desiderato lavorare alle dipendenze di una celebrità? Se si’, puoi farci un nome?

A MasterChef ho già cucinato per Valentino Rossi. Opterei per un altro talento sportivo.

Qual e’ lo stile culinario di Rubina? Tradizione o innovazione?

Direi che la tradizione è alla base di ogni piatto, perché c’è ricordo. L’innovazione della mia cucina sta nella contaminazione internazionale.

Si parla tanto di nuovi trend gastronomici: Foraging, Fusion, Nordic Cuisine, Molecolare, Vegana/vegetariana.
Ti lasci volentieri condizionare da queste tendenze o preferisci mantenere un tuo stile personale?

Come nella moda, mi piace conoscere perché sono curiosa e appassionata, mi piace anche contaminare il vecchio con il nuovo, senza esasperare una tendenza.

Quali sono le tue specialità?

Adoro il pesce e le verdure

Puoi condividere con noi ed i nostri utenti una ricetta che ti rappresenti?

 

Progetti per il futuro?

Molti.

Sono fondatrice, insieme al Dr Ubezio, di GoodFood, un progetto di educazione e intrattenimento legato alla sana e buona cucina. Per la seconda parte del 2018 ci saranno tante novità in questo senso.

C’è anche un progetto legato all’alimentazione per l’infanzia, sviluppato con una multinazionale.

Sono docente all’accademia dei sapori di Perugia e per altre scuole in tutta Italia, mi occupo di campagne di comunicazione per le aziende food e c’è un progetto molto grande di cui avrete notizie entro la fine dell’anno.

La cucina in tre parole secondo Rubina Rovini:

  1. Dedizione
  2. Rispetto
  3. Disciplina

Un consiglio alle nuove generazioni che inseguono il sogno di chef:

Non abbiate paura.

Grazie Rubina Rovini 🙂