Lo hanno definito il “NOMAdel Trentino, ma nel ristorante EL MOLIN, si cucinano licheni da oltre vent’anni.

Lo Chef stellato Alessandro Gilmozzi ha introdotto in Italia, una particolare cucina al profumo di resina e di corteccia. I suoi piatti sono ricercatissimi e la curiosità nasce proprio dal sapiente uso di materie prime un po’ insolite come: licheni, muschi, resine, bacche e radici, insomma tutto ciò che la terra produce spontaneamente.

Una cucina selvatica per l’alimentazione umana:

Quella dei licheni e’ un’autentica alchimia di sapori: bisogna conoscerli a fondo:

Il lichene di pino per esempio ha un sapore di corteccia umida, e lo Chef e’ solito impiegarlo nelle preparazioni di dessert, tempura o tisane che e’ solito abbinare ai piatti. Poi c’e’ il lichene bianco, più raffinato e di gusto più leggero, consigliato nei piatti a base di selvaggina o nella vellutata di patate. Viene poi il lichene islandico, più raro e più somigliante ai licheni nordici; ricca fonte di vitamine e proprietà terapeutiche (veniva impiegato negli anni ’30 e ’40 dai farmacisti sotto forma di sciroppo contro la tosse).

Un’altra caratteristica di questa cucina dal gusto scandinavo e’ costituita dalla linfa di betulla, con la quale, una volta colta e fermentata, si prepara un gradevole spumante, ideale per accompagnare la piccola pasticceria. Per quanto riguarda l’impiego delle erbe spontanee lo Chef Gilmozzi , consulta gli antichi messali, conservati nella biblioteca locale. Nasce così un’altra elegante portata : l’Insalata Olio e Montagna.

Questa nuova tendenza in termini gastronomici e’ anche denominata “Foraging”, ovvero cibo selvatico, esso si contraddistingue da tutto il resto per i seguenti aspetti: ecologico, spontaneo, naturale, terapeutico ed altamente sostenibile. Quindi al bando il Junk Food, via libera al Foraging: alla riscoperta degli antichi sapori della natura, direttamente ai nostri piedi.