Eccentrico, creativo e appassionato, sono le parole che meglio descrivono lo chef Cristiano Tomei e la sua cucina. Cristiano Tomei è uno chef Italiano che ha sviluppato le sue abilità culinarie in suoi viaggi, assaggiando i sapori del mondo e lavorando nel settore gastronomico per aprire il suo progetto culinario. Oggi è famoso per la creatività e l’energia che proietta nei suoi preparativi, un motivo che lo ha portato a vincere una stella Michelin con il suo ristorante L’Imbutto.

 

So che la tua prima ocupazione è Tecnico Navale. Come è stato queste cambio dalla vita nautica alla cucina?

“Io sono diplomato aspirante ufficiale a bordo delle navi, ma non ho mai fatto questo lavoro, se non nel servizio militare o in alcune piccole occasioni.”

 

Dove sei formato come cuoco?

“Mi sono formato in famiglia, tra nonni contadini e gente di mare, ho studiato tantissimo da solo e soprattutto mangiato in molti ristoranti nel mondo. Ho iniziato a cucinare negli stabilimenti balneari di Viareggio, per poi aprire il mio ristorante”

 

 

Quali cose non dimenticherai mai di tuo primo anno come chef?

“Eh… non dimenticherò mai il primo servizio del mio ristorante! Il mal di pancia misto di emozione, paura e incoscienza e soprattutto il suono delle voci dei clienti in sala.”

 

Come descrivi lo stilo della tua cucina e la sua filosofia?

“Mio, di chi sennò! Un cuoco ha il dovere di essere se stesso. E per conoscere qualcuno devi poter assaggiare ciò che cucina. Alla fine siamo ciò che mangiamo e anche, e soprattutto, ciò che cuciniamo.”

 

Come inizia la tua esperienza nella gestione di un ristorante?

“Inizia con l’incoscienza giovanile, nata per caso come le cose più belle, dettata da entusiamo frutto di un percorso non canonico ma, che è comunque iniziato molto presto.

Già da piccolo ero appasionato di cucina, quando ai miei tempi mangiare fuori non era ancora uno status sociale. L’inizio è stato bello ma durissimo e forse l’inzio non si è ancora del tutto esaurito.”

Ora dobbiamo parlare di L’Imbuto, la tua fantastica creazione situata nel limonaio di Palazzo Pfanner a Lucca, in Italia. Dov’è stato girato il film italiano “Il Marchese del Grillo”.

 

Come è stata la evoluzione di L’Imbuto dal suo inizio?

“L’evoluzione del ristorante è stata come l’evoluzione dell’essere umano. Si parte senza avere un obiettivo e uno schema ben preciso, per poi prendere consapevolezza. Si iniziano quindi a prendere delle decisioni, giuste o sbagliate. L’Imbuto è un ristorante dalle caratteristiche molto spiccate. La scelta di Palazzo Pfanner ci dà la possibilità di lavorare in un posto unico nel suo genere. Pensate solo al Giardino all’Italiana in pieno centro città.”

 

L’Imbuto è un ristorante molto particolare. Quali cose possiamo trovare di diverso agli altri?

“Da noi non esistono dei veri e propri ranghi. Siamo riusciti a creare una sorta di alchimia tra cucina e sala, cosa che non avviene in tutti i ristoranti. Questa sintonia ci permette di lavorare nel migliore dei modi possibili, e soprattutto di risolvere I problemi tutti insieme.”

 

 

Il cibo locale, proveniente da piccoli produttori specializzati e sempre più importante. Quali sono alcuni dei tuoi partner locali per fornire L’Imbuto ogni giorno?  Quali ingredienti usi di questi partner locali?

“Le pinete, i boschi, il demanio pubblico, i pescatori di Viareggio, Pantano Carni e Ortofrutta Lucca Centro sono le miei partner locali.”

“Uso tutti quegli ingredienti che servono per la realizzazione dei miei piatti e che variano soprattutto secondo stagionalità.”

 

Nel 2014 L’Imbuto ha vinto una stella Michelin. Quali sono le caratteristiche che lo hanno portato a vincere questo importante premio della gastronomia?

“Non lo sappiamo! Lavoriamo ogni giorno per I nostri clienti con l’obiettivo di rendere ogni loro esperienza unica nel suo genere.”

 

Oltre a essere un magnifico chef, sei un personaggio televisivo. Quali sono i tuoi prossimi progetti in televisione?

“Tanti, ma non ve li posso dire.”

 

Per finire questa intervista. Quale messaggio dai per i nuovi cuochi?

“Non dimenticate che un cuoco deve stare tra I fornelli e cucinare.”

 

Grazie mille, Cristiano Tomei!

 

Yareli Parra